Note sul mezzo ritorno proporzionale
La mezza intesa di massima raggiunta dai partiti che sostengono il governo su una nuova legge elettorale, che dovrebbe integrare una riforma costituzionale abbastanza incisiva anche se concentrata sui temi più critici, è stata considerata da alcuni come un ritorno all’ingovernabilità caratteristica della Prima Repubblica. Naturalmente il sistema elettorale di per sé non garantisce né il bipolarismo né la governabilità.
22 AGO 20

La mezza intesa di massima raggiunta dai partiti che sostengono il governo su una nuova legge elettorale, che dovrebbe integrare una riforma costituzionale abbastanza incisiva anche se concentrata sui temi più critici, è stata considerata da alcuni come un ritorno all’ingovernabilità caratteristica della Prima Repubblica. Naturalmente il sistema elettorale di per sé non garantisce né il bipolarismo né la governabilità.
In Germania è stato necessario passare per una Große Koalition di legislatura, e in Gran Bretagna ai governi di coalizione (che in passato ci sono stati solo come gabinetti di guerra), il che mostra che con ogni sistema di voto alla fine contano l’orientamento politico dell’elettorato e altri fattori di sistema legati a natura e identità dei partiti.
D’altra parte bisogna ammettere che il maggioritario di coalizione italiano, nelle sue due versioni, quella basata sulla legge Mattarella e quella basata sulla legge Calderoli, non ha garantito governi e opposizioni capaci di fare il loro mestiere. Delle cinque legislature della “Seconda repubblica”, tre si sono concluse con un presidente del Consiglio diverso da quello scelto dall’elettorato, e le altre due hanno avuto o vita breve, la seconda di Romano Prodi, o subito una crisi intermedia che ne ha quasi paralizzato l’azione negli ultimi anni, la seconda di Silvio Berlusconi.
Ora l’attenzione si è concentrata sulla coesione delle maggioranze, che le ampie aggregazioni elettoralistiche costruite per ottenere il premio di maggioranza non sono state in grado di realizzare. Questo obiettivo viene perseguito attraverso due correzioni del meccanismo proporzionale, il premio di maggioranza relativa attribuito al partito più votato, che diventa quindi il naturale ma non automatico baricentro di una maggioranza di governo, e la soglia di sbarramento che esclude l’eccessiva frammentazione, riducendo a puro diritto di tribuna il ruolo delle formazioni ultraminoritarie.
Quando sarà noto l’articolato della nuova legge elettorale si potrà verificare meglio l’effetto che può determinare sul sistema politico, visto che spesso, in queste materie, il diavolo sta nei dettagli. Tuttavia sembra di poter già capire che quanto prefigurato dai segretari della maggioranza tripartita è una rottura con il principio del maggioritario con cui si uscì dalla Repubblica dei partiti, ma non implica necessariamente il funerale del bipolarismo.
E’ ancora possibile presentare all’elettorato un’alleanza di governo su cui esprimersi, diversi partiti possono indicare lo stesso candidato a premier, la differenza dal passato è che se lo faranno esprimeranno una volontà libera, non l’effetto di un obbligo derivante dal sistema elettorale. La legge che ha consentito la democrazia dell’alternanza è abbandonata, questo va detto, ma il naufragio c’è stato, addirittura con un governo non eletto.
Il punto cardinale è la facoltà degli elettori di scegliere premier e coalizione, che è stata esercitato direttamente negli ultimi 17 anni, e che ora viene nuovamente attribuita al gioco parlamentare che si svolge dopo le elezioni. Il ritorno al proporzionale, per quanto corretto, è un passo indietro, ma non necessariamente una restaurazione. Le condizioni sistemiche della vecchia Repubblica erano basate sulla conventio ad excludendum di neofascisti e comunisti. Questa delimitava l’area di governo (non sempre quella delle maggioranze), e questo principio oggi non è riproponibile per l’evoluzione del quadro internazionale e per quella delle formazioni politiche.
Si possono creare condizioni per la competizione tra due classi di governo alternative anche nel sistema proporzionale, a condizione che la costruzione delle coalizioni si caratterizzi per obiettivi e visioni comuni, non solo nella demonizzazione della concorrenza. Per questo stretto passaggio, che non garantisce nulla ma neppure esclude possibilità positive, deve inoltrarsi un sistema politico messo in mora, anche da sé stesso, che ha dovuto cedere le leve del governo a persone non elette e che ora è nella condizione di dover cercare nuove soluzioni.